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DOMENICA 1 FEBBRAIO 2015

SIAMO NATI E NON MORIREMO MAI PIU'

Sono state proposte alcune particolari esperienze personali personali di accoglienza della vita e brani significativi tratti dal libro: ‘SIAMO NATI E NON MORIREMO MAI PIU’ – storia di Chiara Corbella Petrillo” di Cristiana Paccini e Simone Troisi. (QUI LA RECENSIONE)

I testi sono stati letti da Maria Cristina Donato  e  si sono alternerati  con l’arpa di Maddalena Vanoni:
 

La lettura di alcuni brani tratti dal libro che presenta la vita di Chiara Corbella Petrillo,impostata sull’accettazione fiduciosa, e pur non facile , di tutto quanto Dio le presentava sul suo cammino, si è alternata alle testimonianze di vita vissuta da due coppie del nostro paese,che di fronte a realtà difficili da accettare e da vivere,hanno indicato cosa li abbia sorretti e spinti a farsi carico di tutto,in un’ottica di abbandono fiducioso a Dio e al sostegno concreto e spirituale della famiglia e degli amici.

Tra una lettura ed una testimonianza l’esecuzione di brani musicali all’arpa ha concesso spazio ad una serena riflessione personale.

1) Flavio e Bianca,dopo 12 anni di matrimonio e due figli,durante l’ecografia di routine della terza gravidanza,scoprono una inaspettata realtà : il bimbo è affetto da’ trisomia 21’ ( sindrome di Down ).

“ Facevamo una vita normale,tutto filava per il verso giusto. PERCHE’ PROPRIO A NOI ? E’ stato il primo impatto con la diversità.”

Flavio racconta : “ La prima cosa che ci siamo sentiti di fare in quei giorni è stato cercare il confronto ed il conforto di alcuni amici in particolare. Questi ci hanno aiutato ad affrontare quanto ci stava capitando, non come una ‘svista’del buon Dio,quanto piuttosto come un’occasione per vivere pienamente e fino in fondo la nostra vita .Qui sta il primo bivio : …puoi decidere di subire le cose e piangerti addosso,oppure reagire ed accettarle mettendo in gioco la tua libertà fino in fondo per vedere dove il Signore ti vuole portare con questa vicenda.”

In un efficace paragone tra il gioco del calcio e quello del rugby, Flavio sottolinea che stavolta la palla ha seguito un percorso non prevedibile e che se si vuole giocare bisogna adeguarsi alle nuove regole,cioè accettare di vivere la vita seguendo percorsi diversi dai precedenti,aperti ai possibili repentini cambiamenti,per giungere a scoprire che…” tutto sommato questo gioco non è poi così male,anzi magari non rimpiangi più quello che facevi prima….”.

A luglio del 2003 nasce Andrea,ed inizia tutta la serie di terapie,interventi riabilitativi..Di fronte all’evidenza della realtà,comunicate a tutti le difficoltà di Andrea,stupisce la reazione dei fratelli ( di 8 e 6 anni ) : “ E va bene .Dov’è il problema?Andrea è nostro fratello! E tutt’ora è così.

Noi adulti siamo portati a vedere il problema prima che la persona.

Loro,nella loro innocenza,avevano colto la parte più importante della realtà: la persona. La persona veniva prima delle eventuali difficoltà che portava.”

Un’altra riflessione di Bianca e Flavio ha riguardato il significato della vita di Andrea, il suo destino, il suo desiderio di felicità; giungendo alla conclusione che …” il suo desiderio di felicità è esattamente uguale al nostro. Siamo fatti per la stessa cosa .Questo vale per l’astronauta Samantha Gregoretti e per il Presidente della Repubblica. Ecco allora che tutto il lavoro che si fa, i piccoli risultati che pian piano si conquistano diventano una pienezza per la vita. Tutta la vita acquista una maggiore pienezza.”

Un’altra riflessione, e un convincimento, sul raggiungimento di obiettivi, di mete prefissate nella vita:

“ Per arrivare,o comunque tentare di arrivare, bisogna camminare, fare un percorso….quello che riempie di significato e soddisfazione la vita è questo camminare prima ancora che l’arrivare stesso. L’arrivare e basta non mi riempie di bellezza la vita”.( Come arrivare sulla cima di una montagna in elicottero,senza il cammino di conquista della meta con tutte le sue difficoltà).

“ Le circostanze che tutti i giorni affrontiamo non sono poi così banali e insignificanti. Sono l’occasione che abbiamo per affermare il bello della vita.

A noi è capitato secondo una modalità particolare che il Signore ha messo sulla nostra strada, ma questo desiderio di felicità è dentro il cuore di ognuno di noi…..Il camminare è il lavoro di ognuno di noi.”

E dopo aver confessato che quanto riceve da suo figlio è molto più di quanto lui gli dà (…” a volte basta uno sguardo di questi bambini”…),un’ultima considerazione: “ Andrea è per tutti. A noi è stato chiesto di prendercene cura direttamente nelle sue esigenze più immediate, ma il bene che lui porta è per tutta la comunità, per tutte le trame di rapporti che per mezzo suo si incontrano….lui cambia lo sguardo di chi lo incontra .

Questa è la vita per come ci è data. I figli sono sempre un dono :non sono una nostra proprietà. A noi è chiesto di custodirli, di educarli, correndo anche il rischio che il risultato sia diverso da quello che ci saremmo aspettati.

Il Papa parla spesso di ‘periferie esistenziali’, che possono essere anche situazioni impegnative dove si è come costretti ad andare all’essenziale.

Noi abbiamo avuto la fortuna che il Signore ci ha messo dentro questa sorta di ‘periferia’.

E di questo ne siamo grati.”

2) La mamma di Marta parla all’inizio di ‘strada BELLA e POSSIBILE che, anche se può sembrare faticosa, ha donato e continua a donarci serenità e pace’.

Marta è la quartogenita,i fratelli sono già grandi,ma accettano con grande gioia il nuovo arrivo.

Ma alla prima visita ( 5 settimane ) si presentano le prime difficoltà : la piccola con una probabilità di 1/30 avrebbe potuto essere non sana.

I medici propongono subito l’aborto,ma ….’ entrambi non avevamo dubbi,la gravidanza sarebbe proseguita’.

Gli esami successivi confermano la situazione, e allora sorgono le domande che si pongono tutti : ‘ perché questo succede a me,perché a noi?’

La decisione di non interrompere la gravidanza è sicura per entrambi, Marta ‘ c’era,..il suo cuore batteva ,era piccola, ma era viva e si muoveva e sembrava volerci dire : MAMMA, PAPA’, CI SONO E…ANCHE SE PICCOLA, ESISTO ‘

Significative queste parole : ‘ ma se Dio ci aveva donato Marta, fidandosi ancora una volta di noi,sebbene genitori con debolezze e fragilità, perché noi non potevamo fidarci di lui? ‘

Continuano analisi ed accertamenti che confermano lo stato patologico e la prospettiva di abortire proposta dai medici, ma…’in tutto ciò che ci dicevano non abbiamo mai perso la speranza, perchè sapevamo che il Signore era con noi…..una speranza che ha dovuto misurarsi con la realtà a volte non semplice da accettare ,ma con l’aiuto del Signore è stato possibile e anche più facile. Avevamo già sperimentato in altre occasioni che Dio nella vita non ci lascia soli, ma sa farsi uno di noi, capace di guidarci, di sostenerci di condividere la nostra fatica,…..un Dio che fino a quel momento non ci aveva deluso, ne avevamo fatto esperienza…un Dio che ci aveva riempito di una gioia vera…e questo era sufficiente per essere sicuri che anche con Marta ci sarebbe stato, non avevamo dubbi. Nel dire il mio sì alla vita, accogliendo Marta, sapevo di non essere sola, al mio fianco c’era l’uomo che Dio mi aveva messo accanto come sposo, sempre pronto ad ascoltarmi: c’erano i nostri tre figli che Dio ci aveva affidato,…due coppie di amici…’.

Nonostante tutte le previsioni di impossibilità a nascere o di morte immediata post partum il 17 settembre 2013 Marta nasce, pur molto piccola ( poco più di un chilo ), e la mamma l’affida subito a Maria….’ Tu sai cosa è bene per lei….’.

I medici dicono che i bambini affetti dalla sua malattia non vivono a lungo, solo pochi riescono a superare l’anno,ma…’ Marta stava smontando piano piano tutte queste certezze, Marta con il suo ESSERCI ci stava dicendo come era bello vivere.’

‘ Il 6 dicembre 2013 siamo riusciti ad accogliere Marta a casa….avere Marta con noi è stata ed è tuttora una gioia grande ed insieme una grande grazia che il Signore ha riversato su di noi e che ogni giorno continua a donarci.

Con Marta abbiamo fatto esperienza che i figli non sono nostri, il Signore ce li affida per un tempo più o meno lungo ,non sappiamo per quanto, per poterli accompagnare a vivere in pienezza la loro vita.

Per Marta sembrava che questo tempo fosse breve, troppo breve, Marta sembrava pronta…pronta per andare da Gesù…ma ben presto ci siamo accorti che non eravamo noi a gestire la sua vita, ma Uno più grande di noi che l’aveva pensata ed amata prima ancora che noi sapessimo di aspettarla, era Dio che ce la stava e ce la sta lasciando, perché noi potessimo fare continuamente esperienza del suo grande amore,…’.

Il papà di Marta interviene alla fine con poche significative parole.

Prima di ringraziare tutti quanti sono stati e sono loro vicini, prodigandosi in vari modi in questo lungo percorso, esprime un pensiero profondo e significativo : ‘ Confrontandomi con mia moglie abbiamo visto che nessuno dei due aveva chiesto per Marta il miracolo della guarigione, ma entrambi avevamo chiesto al Signore la forza per accoglierla così com’era : il miracolo era già avvenuto, il Signore aveva esaudito il nostro desiderio con la sua nascita e con il suo esistere.’

Ogni intervento è seguito da applausi sobri e sentiti, vera commozione prende il cuore di tutti.

E noi tutti, che abbiamo avuto la fortuna di ascoltarvi e partecipare di questa ‘grazia’, vi ringraziamo dal profondo del cuore e vi abbracciamo con tanto affetto.

   
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