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Guardare i volti di una classe è faticoso, ma non ci stanca

di Alessandro D’Avenia

23 Settembre 2014

C’è un quadro di Boccioni di cui mi sono innamorato. Si intitola "La strada entra nella casa", dipinto nel 1911. Una donna, le cui fattezze sono della madre del pittore, affacciata al balcone guarda la città dall’alto e, in un movimento a spirale di edifici e uomini dediti a diverse attività, la strada sembra riversarsi come un fiume danzante dentro la casa, attraverso lo sguardo vigile e attento della donna. Guardandolo mi sono chiesto: come guardiamo la strada o come lei entra nel nostro sguardo? Lo sguardo stanco di molti, la lamentela come tema dominante dei discorsi, il disincanto sulle cose più belle, l’amore in primis, mi suggeriscono che tutto, al contrario di quel quadro, diventa immobile, vecchio, ripetitivo, incolore, stantio. La grande promessa di vita sembra non poter esser mantenuta. Il paradiso si manifesta in singoli e fugaci istanti di pienezza non in qualcosa di duraturo e stabile. Cercare questi istanti è la goccia di miele nell’esilio? Dov’è il nuovo che dà vita a ogni cosa in ogni momento del giorno e in modo duraturo? Devo rassegnarmi all’opacità del quotidiano o c’è altro?

D’Avenia:  il piccolo prete che travolgeva il mondo

di Alessandra Iadicicco

27 Ottobre 2014

Gli insegnamenti di Don Puglisi, dalle macerie di Brancaccio alla fiction romanzesca. Come il protagonista, anche l’autore ebbe il sacerdote come prof di religione al liceo

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L’ingresso è sontuoso. Una facciata in puro barocco siciliano viene da dire, considerata la predilezione dell’autore per le soluzioni stilistiche flamboyant e considerati lo splendore fatiscente, la struggente bellezza decadente che brillano in ogni angolo dell’intera, imponente architettura narrativa. L’invito a entrarvi è irresistibile. Da grande seduttore, da versato maestro nell’arte della parola Alessandro D’Avenia, accingendosi a iniziare il suo terzo romanzo – Ciò che inferno non è (di cui pubblichiamo sopra l’incipit), l’ultima prova che fa seguito al best seller Bianca come il latte rossa come il sangue e al secondo titolo Cose che nessuno sa – prende tempo, punta in alto. Crea nel suo lettore un’aspettativa pari solo alla propria ambizione. Sulla soglia, in quel vestibolo che precede l’incipit della narrazione vera e propria, chiama a raccolta i suoi autori, i poeti prediletti: Dostoevskij, Rimbaud, T.S. Eliot. Rivolge nella dedica una bellissima strizzata d’occhio ai suoi fratelli.  

   
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