Informazione sull'utilizzo dei cookie per questo sito

L´utilizzo dei cookies è finalizzato a rendere migliore l´esperienza di navigazione sul nostro sito. Se premi il bottone "accetta i cookie" e continui senza cambiare le tue impostazione, accetterai di ricevere i cookies dal sito. In ogni momento potrai cambiare le tue impostazioni relative ai cookies: in caso le impostazioni venissero modificate, non garantiamo il corretto funzionamento del nostro sito. Alcune funzioni del sito potrebbero essere perse, non riuscendo più a visitare alcuni siti web. Per saperne di più, leggi le nostre Informazioni sui Cookies.

Ufo, missili e sottomarini nazisti. Il tunnel del lago e le armi di Hitler

Tra il 1943 e il 1944 la galleria era una fabbrica. I racconti sul disco volante

VERONA Lago di Garda: correva l’anno 1944. Nella galleria Caproni, a Torbole (nata come opera idraulica per far defluire nel lago il corso del fiume Adige in caso di piena), si costruivano le armi segrete di Adolf Hitler. Un pezzo di storia non molto conosciuta e «sviscerata» dal noto regista Mauro Vittorio Quattrina, profondo conoscitore degli accadimenti locali durante la Seconda guerra mondiale. È stato lui, nei giorni scorso, a guidare e raccontare l’epopea delle circa 70 gallerie dislocate lungo la strada «meandro » (dopo il fascismo ribattezzata «gardesana»), che circumnaviga il lago di Garda alla Ntv, il terzo canale televisivo a diffusione nazionale di Mosca, che manderà in onda una serie di documentari sulle fine di Hitler in prossimità del 9 maggio, festa nazionale della vittoria in Russia. Tra le più importanti gallerie- bunker gardesane vi è proprio la Caproni, che prende il nome dall’ingegnere che fondò le industrie aeronautiche e che, 70 anni fa, vi trasferì la fabbrica per costruire pezzi di armi potentissime per l’epoca. Armi segrete naziste, accertate dai piani di costruzione tedeschi ritrovati e depositati a Torbole.

Nel bunker si costruivano principalmente turbine di missili V1, pulso reattori con testata esplosiva (una specie di ibrido tra un piccolo missile e un aeroplano), e V2, razzi lanciati nella stratosfera capaci di inseguire gli obiettivi a quattromila chilometri l’ora, impossibili da contrastare; ma anche V3 e V4 e aerei da caccia, come il Me262 e Me163. «Pezzi che venivano, poi, spediti alle fabbriche di assemblaggio del campo di concentramento di Dora-Mittelbau in Germania. Intorno alla galleria sono stati trovati anche pezzi di aerei dalle fatture molto strane: testimoni raccontano di raggi verdi misteriosi che si vedevano nel cielo, per testare questi nuovi aerei che si progettavano », spiega Quattrina. A Riva del Garda, infatti, esisteva il centro di ricerca sperimentale aeronautica Herman Goering. E la letteratura degli ultimi 50 anni si è sbizzarrita anche nel raccontare e descrivere con disegni i progetti di prototipi volanti di quelli che vengono definiti gli «ufo di Hitler ». Quattrina ha scovato al museo dell’Aeronautica Caproni di Trento una bobina avvolta in una scatola con la scritta «Ufo pista Breda 1938». «La cosa curiosa è che il termine ufo è stato coniato molto dopo, negli anni ’50 – spiega il regista -. Nel filmato si vede un disco bianco per dieci secondi su una pista da volo a Breda, nel milanese». Ma tra Torbole e Riva si progettavano pure mini sottomarini, come i tre prototipi propulsione a reazione, unici al mondo, realizzati con motori turbo jet per lanciare i siluri a 35 nodi, quasi 70 km all’ora, velocità impossibili per quel tempo da raggiungere.

Di quei tre prototipi, uno è stato fatto esplodere e un altro è stato affondato dagli stessi tedeschi in ritirata nelle acque del Garda (dove si trova ancora oggi a 300 metri di profondità), per non farli finire nelle mani degli americani. Ma i soldati americani trovarono comunque i progetti delle «armi segrete » di Hitler e se li portarono via, tanto che nel 1950 in una base americana si testava il lancio di un V2. Le industrie di armi furono realizzate in molte altre gallerie della costa occidentale del Garda. E anche a Verona, nei quartieri di Quinzano e Avesa. Una cinquantina i siti trovati nel Veronese, veri e propri bunker per l’industria bellica in tempo di guerra. «Molte gallerie erano già presenti - spiega Quattrina – e poiché le forze angloamericane bombardavano pesantemente le fabbriche in Germania, ai tedeschi servivano siti alternativi per continuare a costruire armi». Le grotte del Garda, così, divennero località molto ricercate dai nazisti, perché erano naturalmente protette dai bombardamenti e non troppo distanti dalla linea ferroviaria che conduceva al Brennero. Tra l’autunno del 1943 e il giugno del 1944, in questo dedalo di gallerie -bunker, furono decentrate la Breda (che produceva mitragliatrici), la Fabbrica Nazionale Armi, l’Armaguerra, la Fiat motori aeronautici e altre industrie italiane di un certo peso strategico. Fu per questo che una parte delle industrie aeronautiche Caproni venne spostata, durante l’autunno del 1943 fino al giugno del 1944 all’interno della galleria Adige – Garda. C’è la certezza che in quelle gallerie vennero costruite le armi naziste perché sono stati ritrovati i piani di costruzione segreti, tradotti in italiano e riportati nelle relazioni dei servizi segreti tedeschi. E c’è anche la testimonianza dell’ingegner De Pizzini, il professionista che diresse i lavori interni alla galleria.

26 novembre 2014 (modifica il 28 novembre 2014)

Annamaria Schiano

Fonte: Corriere del Veneto

La prima guerra mondiale spiegata ai ragazzi delle superiori

La lezione di Fabrizio Gifuni sui «Diari di guerra e di prigionia» di Carlo Emilio Gadda: la tragedia delle armi vista attraverso lo sguardo del più grande scrittore del Novecento italiano

 

 

Storia di Verona - La Prima Guerra Mondiale

Dopo gli anni di crisi successiva all'annessione del 1866 Verona incomincia a trovare una sua nuova dimensione economica, bilanciando la vocazione agricola con quella manifatturiera. Nelle zone pianeggianti a sud della città vanno infatti sviluppandosi nuove industrie e opifici, favoriti dalla posizione strategica al centro delle vie di comunicazione che attraversano il nord Italia. Verona si affaccia al nuovo secolo con un rinnovato ottimismo ed entusiasmo vivendo anche lei la sua porzione di Belle Epoque.
Di lì a pochi anni la Grande Guerra sarebbe purtroppo arrivata anche a Verona, cancellando i sorrisi dai visi dei suoi cittadini. La posizione strategica di Verona che finalmente sembrava favorire scambi e commerci invece che guerre ed assedi, tornava a rivendicare il ruolo militare della città che sarebbe poi continuato con la Seconda Guerra Mondiale e infine con la guerra fredda.
Dopo l'annessione del Veneto nel 1866, il comandante della piazzaforte generale Pianell, aveva elaborato il sistema ideato per la difesa del territorio dagli austriaci: il celebre Quadrilatero. Il sistema era stato “rovesciato” verso nord. Verona continuava ad esserne il fulcro, integrato però con le fortificazioni di Rivoli alle pendici del monte Baldo, monte Pastello, monte Tesoro, monte Santa Viola e San Briccio di Lavagno e continuando poi verso est con le fortificazioni di Vicenza e Belluno. Simili sistemi erano stati approntati dagli austriaci sul fronte opposto, consci che gli italiani avrebbero prima o poi cercato di risolvere il problema aperto delle città irredenteTrento e Trieste soprattutto.

   
© Associazione "La Pieve"