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LUTERO: Il perchè di un rinnovato interesse

Sommacampagna 19 ottobre 2017 

 

 

Che la figura e l’opera di Martin Lutero abbia strattonato se non spaccato la chiesa del suo periodo e minato alle radici l’unità del cristianesimo è un dato ormai accertato: il riformatore ha rivoluzionato con il suo messaggio teologico e catechetico la chiesa,  ma soprattutto ha provocato una frattura al suo interno, specie nella pratica dei sacramenti e nell’obbedienza al magistero e in particolare al papa.

La serata al cinema “Virtus” di Sommacampagna,  ha posto sotto i riflettori la figura molto controversa e ricca di sfaccettature del monaco tedesco.

Dapprima il prof. G. Bresadola, docente all’Istituto don Bosco di Verona, ha dipinto la vicenda storica del riformatore, delineandone il carattere, l’esperienza umana, ma soprattutto la dimensione spirituale e il rapporto con la fede e la salvezza, che lo ha condotto a conseguenze estreme, fino alla rottura definitiva con Roma.

La pubblicazione delle sue 95 tesi sulle porte della cattedrale di Wittenberg contro le indulgenze, ma soprattutto l’elaborazione teologica della dottrina della sola fide e  sola scriptura hanno rappresentato la sintesi a cui è giunto dopo una riflessione che ha visto vincere la sua individualità, il percepire la fede come sentimento, l’estremizzazione della dottrina sulla predestinazione e sulle opere, considerate inutili ai fini della salvezza.  

Il prof. Bresadola ha sapientemente coniugato la ricerca e il cammino spirituale di Lutero con la sua complessa figura storica e con la società in cui è vissuto. Ne è uscito un ritratto composito, delineato proprio dai suoi scritti in ambito teologico e storico, non colpito da giudizi ma presentato nei fatti, nelle conseguenze, nei contenuti dottrinali e pastorali che lo hanno consegnato alla storia della chiesa e della società del tempo.

Pennellate sicuramente più decise sono state tracciate da mons. Luigi Negri, Arcivescovo emerito di Ferrara- Comacchio. Il suo intervento, netto e dottrinalmente documentato, come gli è consueto, ha toccato principalmente lo spessore teologico ed ecclesiale che Lutero ha portato.

Per  mons. Negri non vi è dubbio che Lutero fu un eretico: ha condotto la chiesa alla rottura nei contenuti basilari della fede. Egli ha intrapreso una strada che ha interrotto la traditio, soprattutto ha distrutto il patrimonio dei sacramenti, che hanno portato e portano alla chiesa ricchezza di segno e di grazia.

La sua  è stata un’esperienza impostata sull’individualità spirituale, in contrapposizione alla realtà ecclesiale, mentre il Vescovo Emerito ha sottolineato come pastoralmente non vi possa essere una fede solitaria, individualistica, ma alimentata esclusivamente all’interno della chiesa: un popolo in cammino, salvato da Cristo che, pur nei suoi limiti umani, è chiamato alla salvezza, corrispondendo con intelligenza e volontà al disegno provvidenziale di Dio.

La seconda sottolineatura del presule si è incentrata sulla libertà della chiesa di annunciare la salvezza e il messaggio evangelico, non legata ad alcun potere. Diversamente dalla concezione di Lutero, legato al suo momento storico, la chiesa ha come vocazione l’annuncio della salvezza portata da Cristo, senza scendere a patti con alcun potere politico, che tenta sempre di limitare la sua azione, di controllarla e plagiarla per secondi fini.

La chiesa trova la sua identità e sussistenza in questo annuncio e in questa libertà.

Si è rivelata una serata di ampio respiro, accattivante sotto il profilo storico e stimolante dal punto di vista teologico e pastorale, perché la vicenda personale e sociale di Lutero ha permesso di aprire a valutazioni e prospettive che coinvolgono anche la situazione ecclesiale odierna.

Walter Giacopuzzi

Socio dell’Associazione ‘ LA PIEVE ‘

   
© Associazione "La Pieve"