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TRA ACCANIMENTO TERAPEUTICO ED EUTANSIA:

I molteplici aspetti di una tematica complessa

SOMMACAMPAGNA 22 GENNAIO 2018

 

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La DAT, la legge sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento, è stata l’oggetto dell’incontro di lunedì 22 gennaio al Cinema Virtus di Sommacampagna, promosso dall’Associazione “La Pieve” . Relatori il prof. M Gandolfini e l’avv. P.Peroni. 

La legge, approvata come ultimo atto della legislatura, è stata presentata da giornali e televisioni come una conquista  per tutelare la libertà del malato contro  l’accanimento terapeutico e per una morte dignitosa. Esaminando il testo e le norme che ne derivano ci si rende in realtà conto che si tratta di una legge raffazzonata,  con disposizioni imprecise che daranno luogo a contenziosi , una legge che avrà gravi ricadute sul trattamento dei pazienti.  Il professor Gandolfini ha spiegato che la legge inserisce tra le terapie che possono e devono essere sospese in presenza di una DAT anche gli  interventi volti alla cura della persona come l’alimentazione e l’idratazione. E’ evidente che se un paziente vecchio, adulto  o neonato non viene alimentato e idratato non muore per la sua malattia, ma muore in modo crudele per fame e per sete. La legge prevede che  la disposizione sia  compilata in modo consapevole, disponendo  delle  necessarie informazioni mediche, ma non è prevista nessuna verifica che questo avvenga.  Non è prevista poi una precisa modalità di archiviazione di tale volontà , mentre sarebbe necessario che tale disposizione fosse facilmente consultabile a livello nazionale.  

L’avvocato Peroni ha evidenziato che questa difficoltà di reperire l’eventuale DAT  renderà  problematici i ricoveri urgenti in quanto in tali casi i medici  dovrebbero effettuare tempestivamente interventi che il paziente potrebbe avere escluso con la sua dichiarazione anticipata.  Ricordiamo che i medici saranno perseguibili se non avranno ottemperato a quanto indicato nella DAT e che ci saranno difficoltà anche per coloro che non avessero sottoscritto alcuna DAT.  

Infatti sarà molto probabile che anche al Pronto Soccorso non vengano effettuale le terapie salva-vita per timore di ricorsi giudiziari e che ci si limiti alle terapie di routine, con grave rischio per la vita del paziente.

L’avvocato ha poi sottolineato che una legge così fatta , che obbliga il medico a sospendere  l’alimentazione e l’idratazione oltre che le terapie, non prevede l’obiezione di coscienza.  E’ assurdo che non si preveda l’obiezione di coscienza di fronte alla soppressione di una persona per fame e per sete, mentre è prevista giustamente l’obiezione per medici che non intendono utilizzare cavie animali nelle sperimentazioni.  

E’ una legge pessima, che  speriamo con la nuova legislatura sia pesantemente corretta se non abrogata. Certo, come ha detto il prof. Gandolfini, alle prossime elezioni sarà opportuno ricordarsi di chi ha voluto, votato e così tenacemente imposto una simile legge.  

   

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